quarto giro a bologna

oggi siamo da zammù – sai che novità – con la quarta edizione di alfabeto letterario.
e simone rossi presenta il suo terzo libro.

anche il primo l’ha presentato da zammù. quel giorno aveva i pantaloni di nonno tonino, e c’era la musica e il violino, ti ricordi il violino di quel giorno? sì, anche il flauto mi ricordo, marta.
marta che poi si è sbriciolata ed è diventata un libro, il secondo.
il terzo è croccantissima. in epub qui.
e stasera elena marinelli lo legge a bologna, farabegoli lo disegna dal vivo, e bicio e lubitch se lo suonano, il libro.
e mi faranno barigada. eja.


giovedì 6 ottobre 2011
| h. 21.30

zammù vineria libreria caffetteria
via saragozza, 32/a
bologna

[seguirà calendario completo.]


a domanda risponde Dora Albanese

Giuseppe Merico: Il primo racconto della tua raccolta di storie brevi dal titolo “Non dire madre” è un lungo excursus (47 pagine) sul tentativo di diventare madre, non tanto madre negli anni o con l’esperienza, ma madre nell’immediatezza, nell’atto, nel concepimento. La scena si snoda appena fuori dalla sala operatoria. Tutto è già accaduto, tutto deve ancora accadere, tutto sta accadendo. La confidenza con il corpo è palpabile, quella con i sentimenti è accurata, sembra chirurgicamente sezionata con un bisturi che di razionale però non ha nulla, anzi riesci a muoverti utilizzando la scrittura seguendo stati d’animo spesso contraddittori e ipnotici, passami il termine. Ecco, leggendo questa prima storia e avvicinandomi alla seconda che porta lo stesso titolo della raccolta, ho avuto l’impressione che stessi scrivendo un romanzo e che dietro a tutte i racconti ci fosse un filo conduttore che è il sentire femminile, fortemente accentuato e sottolineato, il distacco dalla propria terra, il ritorno, l’emancipazione. Possiamo parlare di “Non dire madre” come di una serie di racconti autonomi che nascondono invece un romanzo?
Dora Albanese: Molti critici hanno definito questa raccolta di racconti un vero e proprio romanzo a puntate, per una serie di elementi anche sopra citati. Il filo conduttore del libro è la maternità, affrontata da personaggi tutti diversi per età e luoghi: si passa infatti da un Sud arcaico ad una Roma forse troppo moderna. Va bene dunque l’idea del romanzo, anche se sono molto legata alla forma del racconto, provenendo da una cultura contadina, in cui il racconto, se pur orale, è il mezzo più importante attraverso cui la gente ha sempre potuto comunicare paure, fantasie, suggestioni, desideri nascosti, e allontanarsi dalla solitudine e dal silenzio.

Giuseppe Merico:
Ripensando ai racconti “Tutto sbagliato” e “Lo zio d’America” mi pare di scorgere queste figure maschili come soffocate da un velo di inadeguatezza, di fragilità. In “Tutto sbagliato”, il coprotagonista dal nome di Carlo decide di cambiare sesso, “di poter diventare Carla, anzi Carlotta, e riuscire a togliersi dalla faccia il volto di suo padre, e cancellare per sempre quei lineamenti che gli hanno fatto male”. In “Lo zio d’America” parli dell’uomo che non c’è, una figura affascinante che si affaccia pieno di impeto, quasi splendente, nella vita di una ragazza che trascorre le vacanze d’agosto a Stigliano, in Lucania, per poi sparire e ricomparire anni dopo, malato. Ti chiedo se queste figure maschili abbiano una qualche forma di potenza evocativa contrapposta alla forza matrilineare ampiamente sviluppata nella raccolta.
Dora Albanese: Ho cercato, nel raccontare alcune “vite maschili” di fare emergere un altro tipo di fragilità, diversa da quella femminile, che è sicuramente più fisica e feroce. La fragilità maschile che traspare dalla mie pagine è piena di silenzi e di rinunce, satura di tanti, forse troppi piccoli gesti: come nel caso dell’uomo che non c’è, oppure fatta da “attacchi di panico” intesi come “scosse salva vita”, come nel caso del racconto “Tutto sbagliato”. Faccio emergere le debolezze di chi è destinato a “generare” – la donna – e di chi è condannato ad essere per sempre “generato”, – l’uomo –.

***

Dora Albanese è nata a Matera nel 1985. Dal 2004 vive a Roma, dove studia antropologia. Ha pubblicato racconti su riviste e quotidiani. Questo è il suo primo libro. L’autrice, martedì 15 dicembre 2009, sarà ospite della rassegna Dalla A allo Zammù (via Saragozza 32/a, Bologna)

h. 20.30 :: Hacca: progetto, catalogo e aperitivo
interventi di Francesca Chiappa, Andrea Di Consoli, Maurizio Ceccato

21.30 :: Dora Albanese, Non dire madre (Hacca) – introducono Barbara Gozzi e Giuseppe Merico
Prepotente come l’esordio di questo romanzo, di bellezza pari all’intensità e alla violenza dei sentimenti di una madre, della madre che racconta cosa significa dare alla luce un bambino, e cosa significa avere diciannove anni, in quel momento, ricordo d’aver letto poco, negli ultimi anni. Forse niente.
(Gianfranco Franchi | Lankelot.eu)


L’ombra

Autore: Turi Vasile
Titolo: L’ombra
Edizioni: Hacca, Matelica (MC) 2009
Pagine: 166

l'ombradi Giuseppe Merico

La raccolta di racconti di Vasile si apre con un’affermazione che è un invito al viaggio: “ non so francamente, da dove vengo, anche restando nell’ambito del mondo in cui vivo…” E di viaggio si tratta quando ci apprestiamo a scorrere i suoi racconti. Si parte dalla Sicilia e dalla creazione divina con un Dio Padre che scaglia un fulmine sull’isola dando vita al vulcano. Viaggio non lineare che non procede, ma si incaglia in ricordi, in riflessioni di uno scrittore che sarebbe morto a breve, nel settembre del 2009. Già la si vede la morte, già se ne parla in modo scanzonato e derisorio nel racconto “L’abito da cerimonia”, nel quale la badante ucraina invita l’autore a comperarsi un vestito per il trapasso e Vasile si trova a fare da modello per un sarto che gli piomba in casa e gli prende le misure mentre lui lo lascia fare un po’ infastidito, un po’ divertito. Viaggio che è narrativa che viene allo scoperto, senza omissioni, senza imbarazzo; che si fa domanda insistente e si risponde con ciò che  l’essere umano può esperire nella sua breve vita. Da qui dunque nascono le ultime narrazioni di Vasile, da qui la ricerca della fede e la riflessione filosofica nelle parole del sofista Protagora, citato due volte. Ma “L’ombra” è anche un viaggio nella sicilianità dell’autore, la si avverte spesso, la si contempla nelle frasi in dialetto sparse qua e là in tutto il libro, una di esse dà voce a uno dei racconti più belli della raccolta: “Stella che corre”, dove si parla di un giovane pastore a cui la famiglia di Vasile diede riparo e protezione. Le parole del  pastore sono esemplificative di un modo di intendere la vita: “E’ stidda ca curri”; ovvero, “è stella che corre” che vuol dire subire il proprio destino. Si parte della Sicilia e vi si ritorna perchè le origini si fanno più forti quanto più si è lontano da esse, come è scritto dall’autore. Ma intanto si gira il mondo: Vasile lavorò tutta la vita nel cinema come produttore e regista al fianco di De Sica, Fellini e Antonioni e dei suoi viaggi reali e immaginari ci parla, della Nabibia dove si trovò  a cantare il Tantum ergo in gregoriano in pieno deserto assieme a un autista bantù e di Roma, la città che lo vide crescere ai tempi del fascismo e che, credo, gli diede notorietà. Racconti quali “L’anciddi” , le anguille, o “Il terremoto di Messina” sono l’omaggio che Vasile rende alla sua terra, questa lo insegue nei ricordi come lo inseguono tutti gli amici scomparsi di cui scrive nel racconto “Gli assenti da Pino Ribaudo a Lilli la Rossa” e ancora ne “La barca delle ombre” , ultimo di una trilogia che ha per tema l’ombra. E l’ombra si fa presente con la sua necessarietà  nella storia in cui un uomo regala la propria ombra e finisce per rimetterci in salute.
La scrittura di Vasile rivela con semplicità, a tratti con ironia, ma mai con amarezza anche quando racconta della moglie Silvana ridotta all’immobilità su un letto, senza parole se non quelle che canta al marito ricordando antiche canzoni. Il viaggio di Vasile termina con questo libro che è testamento e lascito e, proprio nel racconto che va a chiudere l’antologia, ecco che viene fuori con potenza l’amore per la scrittura. Vasile ci lascia esprimendo il desiderio di portare nell’al di là, due racconti: “La morte di Ivan Il’ic’ di Tolstoi” e “Il principe di Homburg” di Heinrich von Klest, l’invito è a leggerli per scoprire le nostre mancanze, quelle dei nostri tempi: la mancanza di solidarietà e del rigore morale o altrimenti citando l’autore: Non ci resta, in questa vita, che leggere i romanzi di Andrea Camilleri, tanto per ingannare il tempo e noi stessi.


Una tragedia negata

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

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12 Marzo 2009 :: h. 19.30
Demetrio Paolin, Una tragedia negata, Il maestrale –  introduce Eduardo Zarelli
Nel suo saggio, Demetrio Paolin ripercorre gli eventi più cruenti ed efferati degli anni di piombo, a partire dalla strage di piazza Fontana passando per quella alla stazione ferroviaria di Bologna e concentrandosi sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro.

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

 

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
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Via Saragozza 32/a – Bologna
 

Il gregario

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

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5 Marzo 2009 :: h. 19.30
Paolo Mascheri, Il gregario – minimum fax – introducono Marco Nardini e Alessandra Maestrini

Ambientato in una Toscana lontana dallo stereotipo del Chiantishire da cartolina, pullulante invece di capannoni industriali, outlet, locali equivoci e ragazze dell’est che inseguono voracemente il benessere, Il gregario è un romanzo sul declino italiano ma anche una profonda riflessione sul devastante e struggente legame tra un padre e un figlio.

 

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

 

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Forme dell’abbandono

copertina20alluminioDalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

24 Febbraio 2009 :: h. 21.30
Forme dell’abbandono
Letture musicate dal libro Alluminio (Hacca edizioni) di Luigi Cojazzi, con Roberto Barani Vannucchi alla chitarra e Max Zanetti al basso. Un viaggio tra fútbol e desaparecidos nell’Argentina degli anni ’70.

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.
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La trilogia dei matti

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

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19 Febbraio 2009 :: 19.30
Cristiano Ferrarese in La trilogia dei matti
Letture sottovoce dalla trilogia di Cristiano Ferrarese: 1967, 1976 e 1985 (Hacca edizioni) 
 
I matti non sono rivoluzionari. I matti non cambiano il mondo. Chi li ha strumentalizzati per fini ideologici, ha commesso un crimine. I matti sono malati: malati gravi che non sovvertono il mondo, ma che sono interiormente devastati da crolli, deformazioni visive, angosce, certezze assurde e sentimenti apocalittici. I matti non sono «buoni» e rassicuranti, né sono gli sconfitti del capitalismo, o le vittime dell’ordine sociale. I matti non vedono verità che altri non vedono. I matti hanno la testa infilata nelle centrifuga, e hanno il cuore in tumulto, come un tornado (e le mani bollenti di febbre).
Andrea Di Consoli

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Colui che gli dei vogliono distruggere

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5 Febbraio 2009 :: h. 19.30
Gianluca Morozzi, Colui che gli dei vogliono distruggere, edizioni Guanda – introduce Alberto Sebastiani

Il nuovo romanzo di Gianluca Morozzi, a due anni dall’Abisso. Il ritorno di Kabra. Il ritorno di Elettra. Il ritorno di Shatterthunder. E la nascita di un nuovo e incredibile universo…

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La Donna che parlava coi morti

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a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
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 donna
24 Gennaio 2009 :: h. 19.30
Remo Bassini, La donna che parlava coi morti, Newton Compton Editori – introduce Francesca Bonafini

È il primo giorno di settembre, fa caldo. Nell’aria, Anna Antichi sente l’angoscia del suo fallimento esistenziale: un incubo di giornate sempre uguali da consumare in un paese troppo piccolo per i suoi sogni. Con l’anima spezzata da un grave lutto familiare, Anna è una ragazza invecchiata troppo presto e il corso degli eventi aggiungerà dolore al suo dolore.

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Vanni Santoni e Visionarie

l_5748fcec1a794eedb9d8a75c09af679cDoppio appuntamento Giovedì 4 Dicembre dalle 19.30 allo Zammù: Vanni Santoni e Visionarie.
 
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a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
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4 Dicembre 2008 :: h. 19.30
Vanni Santoni, Gli interessi in comune – Feltrinelli – introducono Marco Nardini e Grazia Perugini
Iacopo, il Mella, il Paride, il Dimpe, il Malpa, Sandrone. Nel ’95 hanno sedici anni. Interessi in comune? Uno, senz’altro: il consumo regolare, diligente, quasi scientifico, di tutte le sostanze… Il manifesto di una generazione che si muove con passo sgangherato sul ciglio del nulla.
 
4 Dicembre 2008 :: h. 21.00
VOGLIO ESSERE DONNA :: performance di teatro visivo-sonoro
Femminilità negata e aspetti tansgender. Voce recitante e regia di Stella Saladino, testi di Lucia Sedda, scenografie di Erica Saladino, una produzione VISIONARIE.
 
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