Passaggi OFF 012: filippo tuena a cagliari

giovedì 17 maggio, ore 19.30
caffè savoia, piazzetta savoia, cagliari
Filippo Tuena
Stranieri alla terra (Nutrimenti edizioni)
Introducono: Aventino Loi e Carlo Palizzi Corsale

Uno scrittore disamorato e tradito dalla memoria – incarnazione o fantasma di Hemingway – baratta, a colloquio con una donna, parole di Spagna e ricordi di corride. Georges-Hippolyte Géricault naufraga pigramente nella solitudine come la zattera della Méduse, abbandonata nell’oceano in uno scempio di corpi e consegnata alla storia della pittura da un padre tormentato e mai conosciuto. Il generale ‘Stonewall’ Jackson, ferito mortalmente da fuoco amico nella battaglia che fu il suo capolavoro strategico; il cornettista Bix Beiderbecke, accompagnato da un complice in uno sconnesso e disperato attraversamento delle vie di Manhattan alla volta dell’ospedale Bellevue.
E poi il viaggio della memoria di uno scrittore, in motocicletta sulle strade d’Italia per tornare a Roma, alla casa di famiglia, ai corridoi e le tappezzerie, le foto d’infanzia, i genitori, al catalogo amaro degli scomparsi e di quello che resta. Con un’eccentrica tappa conclusiva – vivida allegoria dell’incompiutezza – al complesso fiorentino di San Lorenzo e alla Sagrestia Nuova, esempio magnifico dell’arte di Michelangelo.
È sul tema dell’estraneità – e dell’estraniamento – che si gioca questo romanzo atipico, allo stesso tempo mosaico di storie e flusso organico, galleria di ritratti e opera autobiografica, che porta a compimento una lunga riflessione, estesa nel tempo e nello spazio, attorno al mestiere del narrare. Un tessuto di voci rarefatte, di suoni sommessi o silenzi carichi di attese, accompagna e commenta le gesta umane dei personaggi, impegnati in età diverse, e per diverse manovre del caso, a compiere il loro viaggio unico e ultimo, il viaggio verso l’orizzonte, la fine del cammino.

Filippo Tuena è nato a Roma nel 1953. Con Le variazioni Reinach ha vinto nel 2005 il premio Bagutta, e due anni dopo si è aggiudicato il premio Viareggio con Ultimo parallelo. È anche autore di Il volo dell’occasione (1994; nuova edizione 2004), Cacciatori di notte (1997), Tutti i sognatori (1999, superpremio Grinzane-Cavour), Michelangelo. La grande ombra (2001; nuova edizione 2008) e Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante (2010). Ha curato un’antologia dell’epistolario di Michelangelo Buonarroti (2002), I diari del Polo di Robert F. Scott (2009) e il volume fotografico Scott in Antartide (2011). Dirige per Nutrimenti la collana Tusitala.

[Passaggi OFF 2012 è curato da centro studi opìfice, casa lettrice malicuvata e circolo dei lettori mieleamaro]


Passaggi OFF 2012

a cura di centro studi opìfice (cagliari) – casa lettrice malicuvata (bologna) – circolo dei lettori mieleamaro (cagliari)

il programma (in divenire)

giovedì 19 gennaio, ore 19.30
manàmanà, piazzetta savoia, cagliari
Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti
Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna (edizioni ambiente – verdenero)
Introducono: Pino Cabras, Simone Olla, Gianni Stocchino

Lungo alcuni tratti di costa della Sardegna la vita e la morte, la bellezza e l’incubo, le guerre simulate e le morti vere sono divise da un confine sempre più sottile. Un confine lungo il quale corre il fronte interno più grande d’Europa, che dal dopoguerra ad oggi ha snaturato territori di una bellezza spesso struggente trasformandoli in teatri di esercitazioni e sperimentazioni di morte. Chi vive lungo quel confine parla di Sindrome di Quirra, un male invisibile e oscuro, fatto di decine di morti apparentemente inspiegabili, che ha portato nel cuore del Mediterraneo l’incubo della contaminazione da polveri di guerra. Un incubo tanto impalpabile quanto micidiale, che accomuna questo fronte interno ai teatri di guerra come i Balcani e l’Iraq. Ma non solo. Inquinamento elettromagnetico, fanghi tossici, rifiuti pericolosi, e tutto il repertorio di scorie che un selvaggio abuso militare e industriale porta con sé. Poligoni militari, la più grande raffineria del bacino del Mediterraneo, uno stuolo di produzioni industriali ad alto impatto sanitario e ambientale che vivacchiano intorno a desueti distretti minerari, tra i più vasti e malandati del vecchio continente. Corpi estranei che regalano morte, al presente e al futuro, in cambio di incerte e malsane buste paga. Lo sa il vento è un viaggio in alcuni angoli d’inferno che stanno dietro le quinte di un paradiso, la storia paradossale della terra che vede alcuni dei più incontaminati e suggestivi tratti di Mediterraneo convivere con bombe ambientali sul punto di esplodere. Dopo decenni di complicità, omissioni e silenzi, c’è chi contro le guerre simulate e gli abusi mascherati ha dichiarato una vera e quotidiana battaglia. Quella per avere la verità sul proprio destino.

Carlo Porcedda | giornalista, sceneggiatore e documentarista, ha pubblicato inchieste e reportage per D-la Repubblica delle Donne, Quark, El Mundo, Il Venerdì, l’Espresso. Tra i suoi lavori, il cortometraggio La cura, i documentari L’isola dei centenari e la videoinchiesta Lingotti al cianuro.

Maddalena Brunetti | cronista di nera e giudiziaria, ha pubblicato articoli per diverse testate quali Corriere della Sera, Epolis, Sette. Dal 2010 vive e lavora a Cagliari dove collabora con Sardegna Quotidiano e l’Agi.

[web: verdenero.it | lo sa il vento blog]


giovedì 26 gennaio, ore 19.30

manàmanà, piazzetta savoia, cagliari
simone olla, attraverso ricordi di domani
Introducono: Alessandra Pigliaru e Gianni Stocchino

rivisitazioni a chiudersi, pezzi di romanzi ametà, poesie, lettere,
scritti metapolitici. Un discorso
senza capo né coda musicato da chopin,
django reinhardt, coro bachis sulis;
un libro, anche.

الوقت لمن لا يعرف
a loro il tentativo di chiudermi ametà (2011)

simone olla | Dal 2002 fa parte del Centro Studi Opìfice (opifice.it) e nel 2008 ha contribuito a dar vita alla bolognese Casa Lettrice Malicuvata (malicuvata.it). Suoi scritti e racconti sono sparsi in rete e su alcune riviste e su alcuni libri, anche. Ha un blog: decimocirenaica.blogspot.com


giovedì 23 febbraio, ore 19.30

manàmanà, piazzetta savoia, cagliari
Alberto Masala
Geometrie di libertà – terza scrittura: 1992, 2002, 2012 (edizioni maestrale)
Introduce: Alessandra Pigliaru
Dire che l’arte è morta non significa niente:
l’arte muore nel momento in cui muore il bisogno di liberazione.
Questa riflessione sul senso del fare arte e poesia ai giorni nostri, copre attraverso lo sguardo critico dell’autore un percorso lungo vent’anni e scandito in tre tempi: 1992, 2002, 2012. Tre tappe, tante quanti sono i ragionamenti in forma d’intervista che cadenzano il farsi di questo libro-pensiero in progress. Libro  sulla relazione artistica – nei suoi vari modi: l’arte e l’autore, l’arte e la società, ecc. – Geometrie di libertà trova la sua ideale formulazione nel dialogo. Il concetto di confronto è infatti inscritto nelle parole del titolo che sintetizzano l’idea poetica di Masala, perché nell’arte «non si è mai liberi davvero… si può solo tendere, andare verso, sostenere, coltivare, difendere… e più si conoscono le sbarre e più si è abili nel segarle». Al culmine sta il confronto/dialogo fra culture, in una concezione del fare artistico tutt’altro che solitaria ma che elabora un’arte nel sociale, pur nella oggi complicata e spesso mortificata possibilità di questa connessione.

Alberto Masala | Si definisce un contemporaneo con radici. Oltre al sardo, nello scrivere mescola altre lingue alla ricerca di un ritmo che dia fluidità. Attento agli etimi ed ai significati tende verso l’espressione sostanziale. Sia nella scrittura che nella pratica dell’arte ha relazioni di cambio e lavoro con artisti di molte altre parti del mondo. Per Il Maestrale ha prodotto con Massimo Golfieri, Mediterranea (2000), un viaggio poetico e fotografico per il Mediterraneo; ha tradotto i racconti inediti di Jack Kerouac raccolti in L’ultima parola. In viaggio. Nel jazz (2003; 2009), le poesie di Serge Pey, quelle di Peppinu Mereu e di diversi altri autori. Nel 2009 ha pubblicato Alfabeto di strade (e altre vite) (Maestrale). La sua ultima pubblicazione è Geometrie di libertà (Maestrale).

[web: alberto masala site | alberto masala blog]

mercoledì 14 marzo 2012, ore 19.30
manàmanà, piazzetta savoia, cagliari
Mette pioggia: Gianni Tetti in reading
Sono seduto al bar. A mezzogiorno non puoi stare in giro. Non in questi giorni. Non con questo caldo. Non con questo scirocco che ulula sulle strade e dove passa, secca. Puoi stare al parco o sotto la veranda del bar. I vecchi stanno al parco, zoppicano, portano a spasso cani minuscoli. Questi cani minuscoli abbaiano a qualsiasi cosa. Abbaiano, ti puntano. Ma se li guardi negli occhi smettono.

Gianni Tetti | Sassari, 1980. Laureato in Lingue e Letterature Straniere si occupa di sceneggiatura collaborando a vari progetti cinematografici e televisivi.
Il suo primo libro ha per titolo I cani là fuori (Neo edizioni, 2010).

[web: http://giannitetti.wordpress.com/]


giovedì 17 maggio, ore 19.30

manàmanà, piazzetta savoia, cagliari
Filippo Tuena, Stranieri alla terra, Nutrimenti edizioni
Uno scrittore disamorato e tradito dalla memoria – incarnazione o fantasma di Hemingway – baratta, a colloquio con una donna, parole di Spagna e ricordi di corride. Georges-Hippolyte Géricault naufraga pigramente nella solitudine come la zattera della Méduse, abbandonata nell’oceano in uno scempio di corpi e consegnata alla storia della pittura da un padre tormentato e mai conosciuto. Il generale ‘Stonewall’ Jackson, ferito mortalmente da fuoco amico nella battaglia che fu il suo capolavoro strategico; il cornettista Bix Beiderbecke, accompagnato da un complice in uno sconnesso e disperato attraversamento delle vie di Manhattan alla volta dell’ospedale Bellevue.
E poi il viaggio della memoria di uno scrittore, in motocicletta sulle strade d’Italia per tornare a Roma, alla casa di famiglia, ai corridoi e le tappezzerie, le foto d’infanzia, i genitori, al catalogo amaro degli scomparsi e di quello che resta. Con un’eccentrica tappa conclusiva – vivida allegoria dell’incompiutezza – al complesso fiorentino di San Lorenzo e alla Sagrestia Nuova, esempio magnifico dell’arte di Michelangelo.
È sul tema dell’estraneità – e dell’estraniamento – che si gioca questo romanzo atipico, allo stesso tempo mosaico di storie e flusso organico, galleria di ritratti e opera autobiografica, che porta a compimento una lunga riflessione, estesa nel tempo e nello spazio, attorno al mestiere del narrare. Un tessuto di voci rarefatte, di suoni sommessi o silenzi carichi di attese, accompagna e commenta le gesta umane dei personaggi, impegnati in età diverse, e per diverse manovre del caso, a compiere il loro viaggio unico e ultimo, il viaggio verso l’orizzonte, la fine del cammino.

Filippo Tuena è nato a Roma nel 1953. Con Le variazioni Reinach ha vinto nel 2005 il premio Bagutta, e due anni dopo si è aggiudicato il premio Viareggio con Ultimo parallelo. È anche autore di Il volo dell’occasione (1994; nuova edizione 2004), Cacciatori di notte (1997), Tutti i sognatori (1999, superpremio Grinzane-Cavour), Michelangelo. La grande ombra (2001; nuova edizione 2008) e Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante (2010). Ha curato un’antologia dell’epistolario di Michelangelo Buonarroti (2002), I diari del Polo di Robert F. Scott (2009) e il volume fotografico Scott in Antartide (2011). Dirige per Nutrimenti la collana Tusitala.


Michelangelo. La grande ombra

michelangeloRecensione di Antonio Tirelli

Autore: Filippo Tuena
Titolo: Michelangelo. La grande ombra
Edizioni: Fazi, Roma 2008
Pagine: 312

Le vie del racconto sono infinite, si direbbe. Perlomeno, sono molteplici, come molteplici sono gli strumenti che ognuna di queste vie impone, o suggerisce di utilizzare. Nel suo Michelangelo, la grande ombra[1] Filippo Tuena utilizza una fra le strade più tortuose: uno di quei sentieri che attraversano i generi mescolandoli, da una parte consentendo di dissodare vari terreni letterari e attingere ad un bacino creativo più ampio di quello normalmente a disposizione del narratore “puro”; ex contraria parte, mettendo lo scrittore nella difficile condizione di avere molti strumenti diversi fra loro, di difficile utilizzo e di difficile integrazione. Nel nostro caso, parliamo dei complessi utensili che stanno in bilico fra il romanzo corale e il documento storico, i quali impongono di affiancare ad un approccio storiografico l’invenzione narrativa, non tanto intesa come “falso”, bensì considerata come ricostruzione di atmosfera, come aggiunta di pathos al rigore dell’indagine artistica, storica, filologica. Il viaggio che Tuena chiede ai suoi lettori di intraprendere parte da una sola domanda: perché Michelangelo, dopo aver abbandonato Firenze nel 1534, non vi ha più fatto ritorno? Posto l’interrogativo, ci si immerge in un flusso narrativo dinamico e non banale all’interno del quale, con un atto di umiltà letteraria, l’autore lascia che chi legge sia preso per mano dai protagonisti del libro. Ci si scopre sospesi in un’atmosfera di quasi assenza di spazio e tempo, eppure ancorati saldamente ad una rigorosa documentazione che prende vita pagina per pagina, parola per parola. I documenti si animano e si trasformano in persone, e proprio in questo è la pregevolezza del romanzo. Michelangelo è protagonista in absentia, perché a raccontare sono coloro che, in un modo o in un altro, ebbero a che fare con lui. Tommaso de’ Cavalieri, Giorgio Vasari, Cosimo I de’ Medici parlano, e ogni intervento è come un grandioso epitaffio che riassume interrogativi e aspirazioni, che si fa ricettacolo di trionfi, sconfitte, invidie e altruismo. Parlano i servi di Michelangelo, i suoi amori e coloro che più da vicino collaborarono alle sue opere, parla il nipote Leonardo che curò le memorie di quello zio di carattere tanto impossibile quanto impossibile fu l’eventualità di eguagliarlo nella pittura, nella scultura, nell’architettura. A tratti, al lettore più avveduto sembrerà che in Michelangelo, la grande ombra si possano rinvenire echi provenienti dall’ Antologia di Spoon River. Narrativamente parlando, la testimonianza viene resa all’autore, ma l’impressione generale è che – proprio come avviene in Spoon River – i testimoni stiano parlando a noi, utilizzando il Maestro come pretesto per raccontare non solamente sé stessi, ma soprattutto per riflettere sui giorni e le opere umane, sulla grandezza dell’arte e la caducità dei desideri. Sulla vita e sulla morte e sul tempo, sull’arte e sul tormentato rapporto che l’ingegno umano instaura con il potere; tanto più tormentato quanto più l’ingegno è mirabile e quanto più il potere e autorevole o autoritario. Sulla vita e sulla morte. Soprattutto, sulla possibilità che l’esistenza, da materia evanescente e volatile, acquisisca l’immortalità laddove vi sia chi continui a raccontarla. NOTE [1] Il volume è la riscrittura di un libro apparso per i tipi dell’editore Fazi nel 2000, il cui titolo è La grande ombra.

Recensione di Milvia Comastri

Autore: Filippo Tuena
Titolo: Michelangelo. La grande ombra

Edizioni: Fazi, 2008
Pagine: 312

Perfetto.
Potrebbe essere l’unico mio commento dopo la lettura di questo libro. Un libro perfetto.
Non è sempre detto che un libro perfetto sia anche un buon libro. Un testo può essere giudicato perfetto perché, ad esempio,  l’autore ha applicato con impeccabile abilità una tecnica di scrittura. Perfetto, cioè, come può esserlo un teorema geometrico. Un testo dove tutto quadra, dove nulla è fuori posto. Un testo, alla fine, il cui risultato è di una gelida, asettica perfezione.
Ma  l’aggettivo “perfetto”, quello che a mano mano che procedevo nella lettura di “Michelangelo la grande ombra” di Filippo Tuena  era costantemente presente nella mia mente, ha tutt’altre motivazioni.  Perfetto come sinonimo di splendido, grandissimo, e forse, irripetibile, unico.
Non ho paura di lasciarmi trasportare dall’enfasi, anzi, so bene che le mie parole sono troppo povere per esprimere quanto valore ( e quanti valori) siano contenuti in questo testo.
Non si può definire un romanzo, non si può definire neppure un libro di storia dell’arte.
E’ qualcosa di talmente vivo, che mi è difficile collocarlo in una categoria.
Ma forse, a questo punto, sarà bene che brevemente io accenni all’argomento trattato da Tuena in questo suo capolavoro.
Tutto il libro prende spunto da questa domanda: perché Michelangelo Buonarroti, vecchio e malato, rifiutò i molteplici inviti dell’altrettanto vecchio Cosimo de’ Medici a lasciare Roma e rientrare a Firenze?
E a tentare di rispondere a questa domanda ecco apparire in scena molteplici personaggi contemporanei a Michelangelo, ognuno con la propria testimonianza, ognuno con la propria storia e il proprio carattere. Ognuno con il proprio modo di esprimersi.
E sta qui, la perfezione. L’Autore sparisce completamente, si annulla, e il lettore si trova ad ascoltare il suono di queste voci, una diversa dall’altra, come se egli stesso stesse conversando con Cosimo I de’ Medici, o Clemente VII, o Vittoria Colonna, o altri personaggi minori, ma sempre legati in qualche modo a Michelangelo.  Come se la domanda da cui parte il libro, a questi personaggi, l’avesse posta lo stesso lettore.
E ognuno di questi personaggi parlando di Michelangelo svela qualcosa di sé: delle proprie debolezze, delle ambizioni frustrate, della fatica del vivere, della  paura della morte, della fragilità della vecchiaia,  delle invidie, degli intrighi e della delusione  della vita  politica.
Cosicché  in questi, che sono personaggi storici, vissuti in un tempo tanto lontano da noi, riusciamo anche a vedere qualcosa di noi stessi. Ed è così che “Michelangelo la grande ombra” riesce ad essere anche un libro di un’attualità sorprendente.
Filippo Tuena ha un grande dono, davvero: non ha solo una scrittura particolarissima e incantevole (nel senso che ci si incanta, veramente, leggendolo) ma ha anche la rarissima capacità di entrare nell’animo del personaggio, sia esso esistito veramente o sia un parto della fantasia. Le pagine non le scrive Tuena, ma le scrivono, anzi, le “dicono” Giorgio Vasari, o Benvenuto Cellini, o il domestico Antonio del Francese. Così come nell’altro   stupendo libro di Tuena “Ultimo parallelo”  dalle pagine escono le voci di Robert Scott, e del tenente Evans,  e di tutti i componenti della  spedizione al Polo Sud conclusasi così tragicamente.

Apro il testo a caso, per riportarvene un piccolo brano. A caso, perché ogni capitolo, ogni pagina, ogni riga, ogni parola, ha, in questo libro, la medesima, grande valenza.
Qui si parla del dolore dell’esilio.

Donato Giannotti, storico e letterato

 Per capire l’animo di Michelangelo dovete pensare a un uomo solo che sta nel buio della sua camera e sente fuori rumori di festa, risa, allegria e frastuoni. pensate a un uomo che vorrebbe condividere la serenità e che non può farlo perché un’ansia interna glielo impedisce.
Pensate a un uomo che avrebbe voluto una famiglia e affetti e che il destino ha condotto diversamente.
Pensate a un uomo che avrebbe voluto amare e che non ha potuto.
Pensate a un uomo che ha il rimpianto per un volto materno che la sorte ha voluto strappargli quand’era appena un fanciullo di cinque anni.
Pensate alle notti di quel bambino, ai pianti, alle grida inascoltate, all’ombra che gli ha sempre velato il sorriso.
Pensate al bene che gli fu lontano; alla patria negata. Non vi sarà difficile allora figurarvi la somma dei suoi dispiaceri.
E se non vi basta, guardate me stesso, in questo rinnovato esilio veneziano. Guardate un vecchio della mia età. Guardate come il tempo mi scorre sopra, come le passioni mi scivolano via e come tutto mi sembra vano e futile e lontano.
Vivo ospitato in case altrui e mangio alla tavola d’altri. Di me, non ho che il passato. E anche quella memoria è appena percettibile, velata com’è dal danno dell’essere vissuto lontano

Venezia, sul Canal Grande, primavera del 1570

Potrei scrivere ancora a lungo, su questa mia esperienza di lettura. Ma non farei altro che ripetere che il libro è stupendo, e che dovrebbe veramente essere in tutte le nostre case e nelle scuole italiane. E che, se tanto ero rimasta colpita positivamente da Ultimo parallelo,  questo Michelangelo ha incredibilmente superato ogni mia aspettativa.


Ultimo Parallelo

Recensione di Milvia Comastri
Autore: Filippo Tuena
Titolo: Ultimo Parallelo
Edizioni: Rizzoli 2007
Pagine: 352

ultimo_parallelo1Mi piacerebbe essere una grande scrittrice, questa sera, anzi mi piacerebbe essere una brava critica letteraria. Perché vorrei parlare di un libro che considero un capolavoro sotto tutti gli aspetti, ma non riesco a tirar fuori le parole adeguate che mi servirebbero per descrivere Ultimo parallelo, il romanzo di Filippo Tuena che quest’anno ha più che meritatamente vinto il premio Viareggio. Leggendolo, ho provato un’empatia così grande con quegli uomini di cui Tuena narra la storia come forse non mi era mai capitato. E’ stato un perenne senso di condivisione della loro sofferenza, che mi ha accompagnato durante la lettura. Tanto è vero che, a differenza di quanto a volte mi capita se un libro mi ha coinvolta, cioè, il desiderio di portare con me i suoi personaggi, quando ho chiuso sull’ultima pagina il libro di Filippo Tuena, ho sentito l’impulso non di tenerli con me, ma di restare io con loro, in quella distesa di ghiaccio, in quel nulla assoluto. Quasi un obbligo morale, come se, lasciandoli, compissi una sorta di tradimento nei loro confronti. Filippo Tuena racconta la spedizione organizzata nel 1911 da Robert Falcon Scott per conquistare il Polo sud. Spedizione che, come ben si sa, finì nel modo più tragico possibile. La modalità scelta dall’autore per narrare la storia è mirabile. E’, il suo, uno stile di scrittura che può nascere solo da essere stato lui stesso, a mano a mano che proseguiva nella stesura del romanzo, Scott, e Evans, e Gran, e Bowers, e tutti gli uomini della spedizione. Ed è così che anche il lettore diventa parte attiva di quella terribile avventura. I lunghi periodi senza punteggiatura in cui ogni tanto ci si imbatte, ad esempio, quella accumulazione di frasi senza stacco, a me hanno dato la percezione dell’andare senza fermarsi in un spazio che non ha segnali, che non ha la maggior parte delle volte alcun punto di riferimento. E perfino il lungo elenco delle cose da portare nel viaggio diventa quasi una composizione poetica, dove ogni singolo oggetto ne evoca mille altri, dove ogni singolo oggetto evoca ricordi di un passato che sembra quasi irreale. Oggetti che hanno un anima. E i libri dei grandi poeti fanno parte in effetti della spedizione: i versi dei poeti letti e riletti nelle soste forzate, ripensati e recitati in silenzio durante le lunghe terribili tappe di avvicinamento al Polo Sud, aiutano gli uomini a non perdere la ragione, quando la meta sembra sempre più lontana e irraggiungibile, lì, dove il nulla regna sovrano, dove il ghiaccio morde gli arti fino a farli morire. E dove il senso di solitudine è assolutamente devastante. “ …e soprattutto molto soli. E so quanto questo sentimento possa minare anche il più determinato degli uomini perché la solitudine annulla il genere e la specie e mette a nudo la fragilità dell’individuo” Durante quelle marce diventa pericoloso anche pensare alle case lontane, alle famiglie. “Gestingthorpe, aria di casa, camini accesi, dolci sorelle in vestaglia che bisbigliano fra loro confidenze d’amore nel cuore della notte.” E infatti: “ Avevano paura di quelle imprevedibili intrusioni del passato e per questo ripetevano i brani dei poemi che avevano letto durante i giorni del blizzard anche se la loro memoria era debole e quasi mai riuscivano a completare quella recita silenziosa senza errori. D’improvviso un verso mancante poteva sempre cancellare l’intera poesia e trasformare quel paesaggio mentale anch’esso in un deserto senza fine” Mi sono chiesta, leggendo questo libro stupendo, che cosa porterebbero con loro, oggi, degli esploratori…Tanta più tecnologia, sicuramente. Ma la poesia? E quale spirito li animerebbe? Non ho una risposta, naturalmente. Ma un dubbio, sì. Dentro di me avrei ancora molto da dire, ma, ripeto, difficile è per me mettere sulla carta tutte le emozioni e le riflessioni che Ultimo parallelo di Filippo Tuena mi ha suscitato. Prendete quello che ho scritto fin ora come un goffo tentativo per esternarle. E soprattutto prendetelo come un consiglio di lettura, un consiglio molto pressante, perché è senza dubbio uno dei libri più belli che io abbia letto negli ultimi anni.


L’ultimo parallelo di Michelangelo

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

31marzo
31 Marzo 2009 :: 19.00
Filippo Tuena in L’ultimo parallelo di Michelangelo – introducono Antonio Tirelli e Simone Olla

Incontro pubblico tra i ghiacci di Ultimo parallelo (Rizzoli) e le voci di Michelangelo, la grande ombra (Fazi)

Sarà presente l’autore.

Quegli uomini che puntano il Sud hanno ricordi presi a schiaffi dal vento gelido. Quell’uomo solo che consuma i suoi ultimi giorni ha voci di ricordi. Un dialogo a più voci dentro gli abissi della solitudine, tra la spedizione antartica di Scott e le ombre di Michelangelo.

 

Filippo Tuena (Roma 1953) è autore di saggi di storia dell’arte e di romanzi. Tra i suoi libri: Tutti sognatori (Fazi, 1999), La passione dell’error mio (Fazi, 2002), Le variazioni di Reinach (Rizzoli, 2005), Ultimo parallelo (Rizzoli, 2007), Michelangelo la grande ombra (Fazi, 2008). Con Ultimo parallelo ha vinto il Premio Viareggio 2007 e il Premio Albatros 2008.

 

 

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

Informazioni
sito web: myspace.com/zammumalicuvata.wordpress.com
e-mail: zammu@tiscali.itmalicuvata@gmail.com
telefono: 051-330303

L’ultimo parallelo di Michelangelo

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna

4feb
4 Febbraio 2009 :: 19.00
Filippo Tuena in L’ultimo parallelo di Michelangelo – introducono Antonio Tirelli e Simone Olla

Incontro pubblico tra i ghiacci di Ultimo parallelo (Rizzoli) e le voci di Michelangelo, la grande ombra (Fazi)
Sarà presente l’autore.
Quegli uomini che puntano il Sud hanno ricordi presi a schiaffi dal vento gelido. Quell’uomo solo che consuma i suoi ultimi giorni ha voci di ricordi. Un dialogo a più voci dentro gli abissi della solitudine, tra la spedizione antartica di Scott e le ombre di Michelangelo.

Filippo Tuena (Roma 1953) è autore di saggi di storia dell’arte e di romanzi. Tra i suoi libri: Tutti sognatori (Fazi, 1999), La passione dell’error mio (Fazi, 2002), Le variazioni di Reinach (Rizzoli, 2005), Ultimo parallelo (Rizzoli, 2007), Michelangelo la grande ombra (Fazi, 2008). Con Ultimo parallelo ha vinto il Premio Viareggio 2007 e il Premio Albatros 2008.
info: ftuena@yahoo.it

Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.
Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
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Via Saragozza 32/a – Bologna

alfabeto letterario

Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario
a cura di Zammù Libreria e Casa Lettrice Malicuvata
Via Saragozza 32/a – Bologna
 
Negli spazi di Zammù, tra sculture di cartapesta, vini e formaggi, una rassegna letteraria per tutti i gusti, un vero e proprio alfabeto letterario
Parte il 23 Ottobre alle ore 19.30 la rassegna letteraria di Zammù Libreria in collaborazione con la Casa Lettrice Malicuvata. Otto mesi in compagnia di libri e autori, reading, installazioni video, teatro.

Tutti i Giovedì allo Zammù va in scena l’alfabeto letterario: Filippo Tuena, Cristiano Armati, Ettore Malacarne, Gianluca Morozzi, Paolo Mascheri, Francesca Mazzucato, Vanni Santoni, Remo Bassini, Alberto Sebastiani, Andrea Caterini, Cristiano Ferrarese, Vincenzo Latronico, Demetrio Paolin, Alice Suella, Gabriele Dadati, Paolo Grugni, Alcide Pierantozzi, Marcello Fois, Marco Missiroli, Angelo Zabaglio, Eliselle, Gianluca Mercadante, Marco Nardini, Francesca Bonafini, Andrea Malabaila, Gianmichele Lisai, Barbara Baraldi, Francesco Fumelli, Eros Drusiani, Romano Pasquini, Gianluca Liguori, Andrea Coffami, Carlo Palizzi, Marco Rossari, Paolo Giacomoni, Alessandro Castellari, Piero Pieri, Simone Rossi, Claudio Morandini, Michele Petrucci, Alessandro Castellari, Caterina Falconi, Grazia Perugini, Antonio Tirelli, Giovanni Curreli, Fabio Geda e tanti altri.

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