Dalla A allo Zammù:: I porti di Ulisse

Giovedì 11 novembre, negli spazi della Libreria Zammù in Via Saragozza 32/a, quarto appuntamento della rassegna letteraria Dalla A allo Zammù, a cura di Casa Lettrice Malicuvata.
Tutte le settimane: romanzi, racconti, poesie, illustrazioni, musiche.

giovedì 11 novembre 2010 h. 21.30 :: Marialuisa Fascì Spurio, I porti di Ulisse, Historica – cahier di viaggio
Ulisse tarda, steso sul ponte, senza tempesta, solo brezze leggere. Vagolare d’onde. E Itaca è senza legge, stanca di furori e luci. Stanca di coprirsi gli occhi. Di schiudere finestre, appendere teli. Di ingannare le sere sfogliando fiori. E quante volte da non sapersi più voltare.
Introducono Francesca Mazzucato e Francesco Giubilei
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

Zammù Libreria
Via Saragozza 32/a – BOLOGNA
telefono: 051330303 sito
web: myspace.com/zammumalicuvata.wordpress.comwww.malicuvata.it
e-mail: zammu@tiscali.it –  malicuvata@gmail.com


Dalla A allo Zammù:: alfabeto letterario – terza edizione

Venerdì 22 ottobre alle ore 21.30,
negli spazi della Libreria Zammù in Via Saragozza 32/a, prende il via la terza edizione della rassegna letteraria Dalla A allo Zammù,
curata da Casa Lettrice Malicuvata.

Tutte le settimane: romanzi, racconti, poesie, illustrazioni, musiche.
[che noia i comunicati. basta fare.]

programma:

 

venerdì 22 ottobre 2010 h. 21.30 :: Gianni Tetti, letture da I cani là fuori (Neo edizioni)
È la fame di un’umanità che non riesce a far tacere la propria parte selvaggia, animale. Vite sospese in un mondo in cui gli uomini appaiono come lupi, come predatori e prede, come cacciatori e cacciati. Le voci dei personaggi sono latrati che si alzano dagli angoli intimi e nascosti di una città che non ha nome, in un’armonia che è insieme buia e accecante. I cani là fuori parla di tutto questo e dice che Gianni Tetti è un narratore puro, di quelli difficili da trovare.
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

giovedì 28 ottobre 2010
h. 20.00 :: Idioteca – una rivista
presentazione dell’ultimo numero (Pre-Fabbrica) a cura di Alice Diacono
letture: Veronica Capozzoli, Emanuele Tumolo, Alice Piersanti e Gabriele Zobele
musiche: Manuele Palazzi (theremin) e Abele di Babele (sax e piano)
h. 22.00 :: leggere (altro) d’altri. e alla fine suonarlo

Carlo Palizzi legge Henry Miller, Marta Casarini legge Bill Bryson, Carlo Schiavo legge Dino Buzzati, Lorenzo Mari legge Luigi di Ruscio, Elena Marinelli legge Dave Eggers
illustrazioni live: Chiara Casarini

a seguire: Naif & i suoi amici – musiche popolari dal sud Italia.
(percussione, chitarra classica e flauto)

 

giovedì 4 novembre 2010 h. 21.30 :: Elena Marinelli, letture da La centoventotto rossa Rec.
Un registratore nero da trentanove e novantanove in offerta ascolta persone, baci, grida, bambini, nonni e sorrisi, macchine, vetri, lacrime e addii; arriva a Capo del Mondo e nel garage di un meccanico e sui lividi di una ragazza. Come una trottola gira e volta e gira e volta e devi solo schiacciare il tasto rosso e aspettare che il mondo si faccia assorbire. Stop. Play.
Musiche di: Cugino Lubitch e Fabrizio Chinaglia
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

giovedì 11 novembre 2010 h. 21.30 :: Marialuisa Fascì Spurio, I porti di Ulisse, Historica – cahier di viaggio
Ulisse tarda, steso sul ponte, senza tempesta, solo brezze leggere. Vagolare d’onde. E Itaca è senza legge, stanca di furori e luci. Stanca di coprirsi gli occhi. Di schiudere finestre, appendere teli. Di ingannare le sere sfogliando fiori. E quante volte da non sapersi più voltare. Introducono Francesca Mazzucato e Francesco Giubilei
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

giovedì 18 novembre 2010 h. 21.30 :: Claudio Morandini, Rapsodia su un solo te ma, Manni
Nel 1996 Ethan Prescott, giovane compositore di Philadelphia, si reca più volte in Russia a incontrare l’anziano collega Rafail Dvoinikov, per una lunga intervista che è anche l’omaggio di un discepolo nei confronti di un maestro quasi dimenticato. Il titolo del progetto, Rapsodia su un solo tema, rimanda a una delle partiture più emblematiche di Dvoinikov. Il vecchio rievoca infanzia e giovinezza, incontri, amori, umiliazioni, con la libertà e il disincanto di chi finalmente non deve più rendere conto a nessuno. La sua musica e le sue parole dimostrano che si può rimanere liberi, come artisti e come uomini, anche sottostando alle direttive di un potere oppressivo.
Introducono Lorenzo Mari, Marco Nardini e Bruno Fiorini
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

giovedì 25 novembre 2010 h. 21.30 :: Fabio Mele, Da principio era la neve, Lupo editore
Il Salento fa da sfondo all’inquietudine della generazione nata negli anni ottanta, che vive il proprio tempo ricostruendo a fatica i valori di un mondo globalizzato. Una storia d’amore e di amicizia, di musica, poesia e pensiero.
Introduce Carlo Schiavo
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

 

giovedì 2 dicembre 2010 h. 21.30 :: Gianluca Morozzi, Cicatrici, Guanda
In una grande città del Nord Italia, un uomo insospettabile ha compiuto un efferato delitto davanti a centinaia di testimoni. Nemo Quegg, un grigio e tranquillo tipografo di periferia, ha ucciso una persona con un coltello da cucina, in mezzo a una folla di bambini e genitori che assistevano alla sfilata di un circo. Poi ha gettato il coltello e ha aspettato con calma l’arrivo della polizia.
Introduce Marco Visinoni
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

 

giovedì 9 dicembre 2010 h. 21.30 :: Paolo Zardi, Antropometria, Neo edizioni
Antropometria è misurazione dell’essere umano, del corpo e delle sue componenti; ma anche, come suggerisce Paolo Zardi, misurazione di esistenze, di relazioni, di micro mondi dentro cui ogni suo racconto si muove per coglierne le fratture, i cambiamenti, le trasformazioni inattese. Introduce Morena Fanti
Illustrazioni live di Kain Malcovich

 

 

giovedì 16 dicembre 2010 h. 21.30 :: evviva la morte | di e con Massimiliano Chiamenti
Illustrazioni live di Kain Malcovich —

 

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Via Saragozza 32/a – BOLOGNA
telefono: 051330303 sito
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A domanda risponde Laura Pugno

Marialuisa Fascì Spurio: Tra letteratura fantastica e romanzo di formazione, in Quando verrai hai scelto di raccontare un momento importante nella vita del tuo personaggio: l’adolescenza? Credi che esista una legame particolare tra questa fase della vita e quella oscura sospensione magica che pervade tutto il romanzo, l’elemento della soprannaturalità?

Laura Pugno: L’adolescenza è il passaggio della linea d’ombra, il momento in cui il nostro essere “mutaforma”, a differenza che nell’infanzia, può essere vissuto improvvisamente con angoscia. Nelle società tribali, è il momento in cui si diventa adulti e si fanno i conti con la morte: la possibilità di infliggerla, di riceverla, di vederla nelle persone care. Oggi non è quasi più così, ma questa valenza di fondo resta, e le esperienze che gli adolescenti attraversano – le scoperte, le prime volte, i superamenti del limite – vengono vissute dalla società come potenzialmente pericolose. E’ anche il momento in cui improvvisamente si risvegliano alcune malattie mentali e fisiche che a volte rimangono latenti nell’infanzia. Tutto questo forse non è soprannaturale, ma e’ naturale all’ennesima potenza come lo è il potere di Eva, che è sì una ragazzina fragile, ma ha anche un nucleo duro, indistruttibile, come il sasso che porta in tasca.
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Laura Pugno è nata a Roma nel 1970.
Nel 2001 ha raccolto le sue poesie, con alcune prose di Giulio Mozzi, in Tennis, Nuova Magenta Editrice. Il suo primo libro di racconti, Sleepwalking, è uscito nel 2002 per Sironi editore. Nel 2005 è stata finalista al premio di poesia Antonio Delfini e ha vinto il premio Scrivere Cinema all’Autumn Film Festival. Ad aprile 2007 pubblica il poemetto Il colore oro, per la casa editrice Le Lettere; A maggio 2007, il romanzo Sirene, per Einaudi. Nel 2009 ha pubblicato Quando verrai per la Minimum Fax.

Quando verrai

Autore: Laura Pugno
Titolo: Quando verrai
Edizione: Minimum Fax, 2009
Pagine: 123

quando_verraiDi Marialuisa Fascì Spurio
Tra letteratura fantastica e romanzo di formazione, Laura Pugno trova uno modo tutto particolare per raccontare l’età di passaggio e i suoi riti universali. In un’Italia in cui sono accentuati tutti gli elementi di marginalizzazione sociale e di degrado anche ecologico,  in un particolare Delta che sembra a sua volta un territorio già fantastico, straniante  e sfuggente,  si svolge la vicenda di Eva, una ragazzina con poteri soprannaturali, affetta da una strana malattia della pelle a cui pare non esserci rimedio. Tutto il romanzo è pervaso da una oscura sospensione magica e a volte crudele che con una lingua ipnotica mischia con estrema naturalezza fantastico e reale, inquietudine e candore.

È prima di tutto la storia di una condizione sociale marginale e difficile, di una bambina orfana di padre che vive con la madre in una roulotte e che scopre, grazie anche ad una serie di incontri molto importanti, di avere uno strano e difficile dono: vedere la morte delle persone. Le basta toccare appena qualcuno e le immagini degli ultimi istanti della vita di questa persona le si materializzano davanti.

E propio partendo da qui Eva inizia a scoprirsi, a scoprire il suo corpo macchitao e lesionato, a scoprire  cosa si nasconde dietro questa diversità selvatica e misteriosa nello stesso tempo, nella continua sospensione e accelerazione temporale, tra gli incontri, le fughe, i difficili rapporti umani, incontreremo Leila, Stasi, Ethan, Montserrat, tutti personaggi da cui Eva imparerà a capire un po’ alla volta il suo corpo.

Crudele ed elegante, in un flusso di immagini e visioni taglienti, senza picchi, nè precipizi,  Quando verrai è una favola nera fatta di carnalità e lacrime,  di desolazione suburbana, roulotte, guard-rail, banchetti di mercato, bar di periferia e soprattutto di inziatico dolore. Qui c’è Eva, personaggio fatto di corpo più che di parola e qui Eva proprio attraverso il corpo racconta il suo potere salvifico e doloroso e racconta, asciutta e cadenzata, la storia di un incontro, di una relazione e di un destino.


Ero purissima

Recensione di Marialuisa Fascì Spurio

Autore: Eleonora Danco
Titolo: Ero purissima
Edizioni: Minimum Fax, Roma 2009
Pagine: 95

ero-purissimaLa ferocia della lingua quotidiana,  la più schietta e limpida, quel dialetto immediato e nello stesso tempo immaginifico. La solitudine, le nevrosi, i rapporti e gli incastri tra genitori e figli. Di questa materia è fatto Ero purissima di Eleonora Danco. Della periferia grottesca e disperata, buffa di dolori che non si chiamano mai per nome, che quasi non sanno di essere, ma che si fanno guardare socchiusi e senza schemi e trucchi.
Ammalati di vuoto e insensatezza. Sgangherati negli inciampi continui, nei tic, nelle nevrosi archetipo  di questo pezzo di uomo suburbano di inizio millennio e intorno nessun appiglio di senso compiuto. Impazienti e immobili, i personaggi della Danco, che nei suoi monologhi trova la teatralità  dello sbrego e del sospeso, sono senza condanna e senza consolazione, fatti solo di una lingua spontanea e graffiante.
Purissimi appunto.  E infatti la Danco ha la lingua arrabbiata della periferia dell’anima, di quei luoghi fatti di grumi di sogni scaduti, precipitati, impotenti ormai. Una lingua irruenta e caustica, proscenio della stessa scena, su cui camminano lenti i personaggi; un materiale mai avvitato su se stesso, ma piuttosto aperto e sensuale che ti si attacca di angoscia e malinconia e poi brucia: il vuoto e l’incomunicabilità. Con un lirismo schietto di immagini spalancate, espressive, rivive il teatro della parola, il teatro che riacquista la sua funzione catartica, espiatrice, né consolatoria, né giudicante, ma solo il dispiegarsi asciutto della vita.


Volk

Recensione di Marialuisa Fascì Spurio

Titolo: Volk
Autori: Graziano Cernoia, Marco Pasquini
Edizioni: M. Edizioni, Sassari 2008
Pagine: 153

volkUna serie di immagini, una fotografia senza trucchi, pura e cruda.
Stai lì in questa sequenza mozzafiato, un po’ caotica, un po’ incazzata, e vivi piccoli viaggi. Sali  a bordo di qualsiasi mezzo disponibile e percorri km di cellulosa che in poche frasi diventa celluloide per ritornare cellulosa in accenti di lirismo e flusso di coscienza vomitato a bordo strada.
Questo è Volk. Un esperimento linguistico a metà tra la narrazione e la fotografia, un groviglio di sensazioni, sciolte e poi legate, che ti ferma e ti dà strada, allacciandoti sotto quella potente spinta della libertà di cercare, esplorare, capire. Si può fare epica perfino in flashback, fotogrammi e  lingua gergale incrociata ed abbracciata a storie di fatica e morte. Volk è fatto di materia organica, è un fiume vischioso difficile da guadare, di quella resina malinconica e mitteleuropea, senza un’estetica codificata, né manierismo post-moderno già confezionato: qui il garbuglio è di pancia, emotivo, ruvido. Come la storia fuori dal manuale, come suonare fuori dal palco…
“Sì, dormire e viaggiare.
Sentire che tutto quello che ho alle spalle si congela, diventa davvero un ricordo.
Andare il più lontano possibile, fin dove non c’è legge”.